STORIA: IL RACCONTO DELLE UMANE VICENDE

STORIA: IL RACCONTO DELLE UMANE VICENDE

StoriaLa storia non conosce mezze misure: o appassiona o la si detesta. Il motivo è esclusivamente legato al modo di studiarla e di comunicarla.

Troppi studenti commettono l’errore di leggerla e impararla a memoria in modo pappagallesco, molto più stressante e perfetto per dimenticarsi tutto dopo l’interrogazione o l’esame. E’ un vero delitto, perché non è una materia morta o astratta. E’ il racconto delle umane vicende, quindi è storia fatta da uomini e donne con i loro pregi, difetti, virtù o bassezze, che hanno contribuito a renderli grandi nel bene e nel male.

Pensiamo ai mercanti che riuscivano a spostarsi a cavallo se andava bene o a dorso di mulo, dopo la caduta dell’impero romano e ci vollero secoli prima che si ricominciassero a vedere reti stradali decenti. Eppure concludevano affari, evitando le zone infestate dai briganti. Si facevano conoscere per la qualità della loro merce, guadagnavano, s’ingegnavano a fare nuovi progetti e si dannavano per risolvere problemi ben più giganteschi dei nostri.

Il tanto vituperato Medio Evo, pur scosso per secoli da caos e invasioni, ha saputo ad un certo punto gettare basi nuove. Le cattedrali, le opere d’arte che attirano visitatori nei musei da tutto il mondo, le università, gli ospedali, la nuova organizzazione delle città a partire dall’età comunale, la letteratura immortale di Dante e persino l’invenzione degli occhiali, affondano le radici proprio in quest’epoca e noi ne abbiamo raccolto l’eredità.

La storia è cuore, anima dei popoli e delle culture. E’ sangue che scorre nelle vene tra trionfi e catastrofi e non ci si coinvolge in tutto questo con l’occhio dello scolaro in gita, che guarda distrattamente un monumento raffigurante qualcosa vecchio di secoli, prima di rituffarsi a smanettare messaggini sullo smartphone.

Mi rifaccio ad un giornalista e divulgatore come Indro Montanelli che c’insegna come far tornare in vita personaggi del passato e catturare l’attenzione del lettore con esempi molti efficaci.

Prendiamo il caso di Giulio Cesare che, pur essendo un militare esperto e condottiero lucido e coraggioso, aveva i suoi bravi complessi: “Fu calvo molto presto e, vergognandosene, cercò di rimediarvi coi riporti tirandosi i capelli dalla nuca alla fronte. Perdeva molto tempo ogni mattina in questa complicata operazione”.

Altra pennellata gustosa di Montanelli è la descrizione di Ottaviano Augusto, primo imperatore dal 27 a.C. al 14 d.C. che rischiò di perdere una battaglia per un improvviso attacco di colite, dato che la capacità di comando era inversamente proporzionale alla sua salute: “Soffriva di colite, eczema e bronchitelle, malanni che col tempo divennero sempre più acuti e l’obbligarono a vivere con pancere, scialli, berretti di lana, un armamentario di pillole, unguenti e sciroppi al seguito e un medico a portata di mano, anche in battaglia. Aveva un sacrosanto terrore degli spifferi, ma affrontava il nemico col più freddo coraggio”.

Esseri umani, quindi, con pregi e difetti, e non freddi busti in marmo da considerare con indifferenza.

Un comunicatore, più di chiunque altro, deve aver ben presente la storia e raccontarla con efficacia e sintesi giornalistica; ovviamente dopo essersi documentato per evitare di scrivere asinate e facendo capire quali conseguenze delle decisioni passate si ripercuotono ancora ai giorni nostri.

Questo è il segreto della divulgazione storica che cambia completamente la prospettiva e c’incoraggia a interpretare il presente come risultato di azioni trascorse e punto di partenza del nostro futuro.

Cercheremo di vedere il modo più efficace di raccogliere le tessere e di metterle al posto giusto nel mosaico che compone ogni epoca. E sarà tutt’altro che noioso!