COMUNICAZIONE INTERNA AZIENDALE (1)

LA COMUNICAZIONE INTERNA AZIENDALE  (1)

2000px-Four-sides-model_en.svgInauguriamo le breaking news con un paio di articoli dedicati al mestiere del comunicatore interno alle aziende. Mi sembra un ottimo esempio pratico per capire meglio come orientarsi nel settore, quanto la comunicazione cambi in fretta e valutare se si vuole cimentarsi nel campo.

Una responsabilità individuale per un successo collettivo.

Le imprese cercano di destreggiarsi tra una miriade di informazioni, individuando quelle essenziali per la loro l’attività. Il top management delega solitamente questo ruolo ad uno specialista della comunicazione interna, per orientare efficacemente il lavoro, sia del vertice aziendale sia della base, verso un clima più sereno e produttivo. Questo vale in particolare quando un’azienda affronta fusioni o ristrutturazioni per essere più competitiva.

Sbagliare sistema di comunicazione significa, al contrario, provocare contraccolpi negativi sull’immagine aziendale e sui collaboratori, rendendoli meno motivati o spaventandoli sul loro futuro. Ogni cambiamento ha un impatto da non sottovalutare e la comunicazione può evitare che il malcontento monti come la panna, rassicurando dirigenti e dipendenti che la transizione è ben pilotata e altrettanto ben spiegata. In questo modo, si opera con trasparenza, e si ottiene una rendimento migliore in azienda –  il feedback positivo, come lo chiamano quelli che masticano l’argomento.

La comunicazione interna tra passato e futuro

Mi è capitato di seguire una conferenza di Andrea Zorzi presidente Ascai – Associazione per la comunicazione aziendale in Italia – sul ruolo del comunicatore inteso come figura in continua evoluzione e sempre più richiesta. La comunicazione interna è, infatti, un ottimo investimento anche in tempo di crisi. Oggi quasi due terzi delle imprese punta sul comunicatore interno (erano meno del 30% una quindicina di anni fa).

Il mestiere offre prospettive a giovani che non si limitano solo alla funzione tradizionale di rapporto con la stampa, comunicazione pubblicitaria, relazioni esterne e istituzionali. Intendiamoci: queste cose ci vogliono, ma Zorzi ricorda che le imprese stanno disinvestendo da questi settori, data le continua innovazioni in ambito pubblicitario e l’esigenza di ottimizzare le risorse, che sono diminuite, privilegiando la comunicazione interna molto più che in passato.

Il comunicatore aziendale si occupa di intranet, house organ (pubblicazioni di aggiornamento per il personale), newsletter, promozioni, eventi e sondaggi interni, ma deve anche adeguarsi alla dirigenza che gli chiede di stare al passo con i tempi.

Noi che: “aspettavamo il telegiornale all’ora di pranzo, perché non avevamo internet”.

Chi ha conservato la mentalità dei primi anni 90 è tagliato fuori dai moderni linguaggi della rete e dagli strumenti multimediali sempre più avanzati. Sembra incredibile che solo una ventina d’anni fa ci fossero telefonini, grossi come ferri da stiro, dinosauri rispetto agli smartphone, le notizie le davano solo i giornalisti, perché i comuni mortali non accedevano alle agenzie di stampa, e internet muoveva i primi passi, al punto che per la maggioranza degli italiani www. non era altro che una sigla misteriosa, altro che World Wide Web!

Che cosa è cambiato nella comunicazione interna?

Anche in passato si puntava a informare i dipendenti, ma in modo limitato (Zorzi li ha definiti secchielli d’acqua gettati in uno stagno solo per movimentarlo un po’).

Giornalini aziendali, padri delle moderne house organ e convention erano gli strumenti principali. I tempi di YouTube e del digitale erano lontani, ma in pochi anni è avvenuta la grande rivoluzione informatica fino ai social network e la comunicazione ultrarapida dei 140 caratteri su Twitter, che ha attirato inevitabilmente l’attenzione del management e mobilitato i professionisti della comunicazione.

Oggi, lo stagno delle informazioni è diventato un mare, se non un oceano, da navigare e gestire. Sfida impegnativa e stimolante al tempo stesso.